
Terzo album per il progetto Glass Wolfe, progetto che vede coinvolti in prima persona la vocalist Maria Glass e il tastierista-compositore Philip Wolfe, quest’ultimo un vero e proprio veterano della scena hard & heavy, grazie alle sue apparizioni come turnista (sia in studio che live) con bands del calibro di : Iron Maiden, Black Sabbath, W.A.S.P., Keel, X.Y.Z., Impellitteri, Rox Diamond, Vinnie Vincent.
In virtù di questa propria esperienza, Philip, è riuscito a circondarsi di ospiti di un certo spessore, che prestano il loro operato all’interno dell’album, tra questi, spiccano le presenze di Chris Slade, Rudy Sarzo e Alex Masi.
“Xotica” nuovo album della band, si muove lungo coordinate sonore che spaziano dall’heavy all’A.O.R. e che non ripudiano momenti in pieno stile pomp rock carichi di strutture volutamente eccessive e regali. L’album si compone di quattordici tracce assimilabili a quella che è la rock opera, non sono pochi, infatti, i riferimenti classico-sinfonici che la band mette in campo, questi si esplicano sia attraverso le vocals di Maria Glass (con tonalità da soprano), sia attraverso i corposi arrangiamenti orchestrali a cui soggiacciono tutte le composizioni. Questa componente neo classica si rivela per i Glass Wolfe un’arma a doppio taglio, perché se da un lato aggiunge una buona dose di personalità alla proposta tutta, dall’altro la rende particolarmente ambiziosa e quindi soggetta a giudizio severo. Tale severità si pone come necessaria risposta all’ambizione della band di imporre la sua miscela di hard rock-heavy metal, carico di toni melodrammatici, che in più di una occasione tende ad annaspare e a gettare più di un’ombra su una intera tradizione operistica, in particolare per il tema trattato, che sembra scimmiottare l’Aida di Verdi.
Questo non toglie valore ad un lavoro che in alcune occasioni riesce ad emozionare e ad ammaliare, grazie al proprio porre in eccellenza un mood epico e solenne, dotato di una forte teatralità come dimostrato da “Emerald Lady” o dalla soffusa ballad pianistica “Reflections”.
Un lavoro di buona fattura che piacerà a tutti quelli che amano la commistione tra rock e musica classica. Peccato per qualche episodio che evidenzia una fastidiosa ridondanza strutturale ed espressiva.