
Prima che arrivassero gli Slipknot ed i loro truci travestimenti, c’era già qualcuno che aveva previsto tale venuta e ne aveva rivoltato la drammaticità in farsa. Si tratta dei Gwar, ovvero, del più grande fumetto nel mondo del Metal, i loro costumi a metà tra un B movie ed un telefilm giapponese degli anni 70, alla stregua di quelli usati dai nemici di Megaloman, hanno a proprio modo fatto storia.
Certo qualcuno si sarà ormai stancato di una band che sotto il profilo strettamente musicale, ha ben poco da proporre, ma i Gwar sono un fenomeno da baraccone e più che nel proprio essere musicisti, vanno visti nel proprio essere saltimbanchi di una improbabile galassia remota, scesi sulla terra per deriderci. “Bloody Pit of Horror” è l’ennesimo manifesto di ironia, demenzialità, gomma piuma ed esplosivi, seppur prevedibili, riffs. Undici brani in perfetta linea con quanto la band ha prodotto a partire dal 1988.
Non aspettatevi strabilianti assoli, ritmiche da manuale e vocals imperiose, perché l’album è un concentrato di rozzo Heavy/Thrash dal piglio goliardico, dove la voce di Oderus Urungus, al secolo Dave Murray Brockie, dipinge di volta in volta improbabili storielle di marciume trash (questa volta la “h” è omessa in maniera volontaria).
Le nuove armi a disposizione della band si chiamano: “Zombie March”, brano dal piglio Modern/Thrash carico di groove; “Tick-Tits”, marcia cantilenante disegnata da un riff davvero buono, e l’inno “Hail to Genocide”. Prescindendo dai singoli meriti, il disco pur non stravolgendo in toto le coordinate sonore tracciate dagli ultimi lavori (anche se in questa occasione la pesantezza dei brani è ampiamente sviluppata rispetto al passato) riesce a farsi apprezzare in particolare per il proprio essere privo di impegno e di seriosità. Naturalmente i Gwar hanno bisogno di un ascoltatore che ne sappia apprezzare in primis l’estetica da comics, anzi dirò di più, i Gwar hanno bisogno che l’ascoltatore si liberi dal concetto di musicalità e si concentri sull’attitudine della band fino a far si che la musica sia un semplice contorno all’immagine ed all’essenza tutta del combo americano.
Per ciò che mi riguarda, io li trovo sempre e comunque convincenti e meritevoli di attenzione, fosse solo per l’influenza che hanno esercitato nei confronti dei vari Lordi e Rob Zombie. Indi se siete guidati dal giusto modo d’essere, prendete un biglietto ed accomodatevi perché l’ironia va colta al volo.