
Ritorna alla carica sulla scena back/death il quintetto di Saint Louis, gli Harkonin, armati del loro quarto full-lenght, il secondo tra le fila dell' australiana Battlegod Prod. La nuova proposta del quintetto statunitense, rispetto alle passate releases, si lancia verso un sound più primordiale e grezzo (del tipo che potrebbe ricordare gli Immortal e i Celtic Frost) che unito alle continue e, aggiungerei, petulanti dimostrazioni di padronanza tecnica, cerca di affermarsi come nuovo marchio di fabbrica.
Questo nuovo corso intrapreso dagli Harkonin parrebbe una sorta di presa di coscienza da parte loro, del fatto di essere ormai pronti per il leggendario “disco della maturità”; senza togliere nulla alle doti di musicisti dei 5 del Missouri, non sono del parere che basti cambiare settaggio alla strumentazione e allungare di qualche minuti le tracce per giungere a questo.
“Detest”, il disco in questione, risulta essere un sempliciotto ricettacolo di influenze di genere (gli Aeternum su tutti), pallido tentativo di uscire dalle cerchie di appassionati del blackened death metal. Non mi va di etichettare l'album come un completo fallimento, ma semplicemente è un lavoro senza infamia ne gloria; nonostante la divertente combo iniziale “Into Oblivion” e “Ruled By Tyrants”, la band non riesce a mantenere la stessa vivacità e lo stesso impatto sonoro per tutti i 70 minuti di durata. Dopo la terza traccia “Chaos Anthem” è un continuo eterno ritorno di riff e mood, a volte intere parti di brani vengono articolate con l' utilizzo di note singole ripetute fino allo stremo, fotografia di quanto sto dicendo può essere l'insostenibile “Black Storm Jackals” (della durata di oltre 10 minuti) dove tutti i limiti compositivi della band vengono a galla.
Con questo quarto episodio della loro carriera, gli Harkonin si riconfermano una band ad uso e consumo degli amanti e cultori del genere; “Detest” non può ancora essere quel disco che aprirà i cuori di un pubblico più eterogeneo alla loro musica, per fare ciò credo che ci voglia quel pizzico di originalità e personalità in più che non guasta mai, un po' come quel pizzico di sale in più nella pasta che la rende perfetta.