
I francesi Hell Militia, a mio modo di vedere, rappresentano un piccolo “fenomeno” del Black Metal europeo, un fenomeno da baraccone per alcuni (viste le sonorità votate in tutto e per tutto all’integralismo compositivo), ed una delle band che fa proprie tutte le componenti primigenie del genere in esame, e quindi più credibili, per altri.
Quanto detto trova conferma anche in questo nuovo album (il secondo nella carriera dei transalpini) dall’emblematico titolo “Last Station on the Road to Death”, vero e proprio tributo ad uno stato d’agonia e di attesa di trapasso. Ed è proprio l’agonia nella sua malata essenza a fare da punto fermo lungo tutte le nove tracce che compongono questa release.
Non aspettatevi stravolgimenti, contaminazioni e tecnicismi di sorta, gli Hell Militia sono un solido combo fatto di minimalismo esecutivo e compositivo, ove regnano strutture semplici (in certi frangenti elementari) e sulle quali prendono forma e si suggellano vocals che anche la più fervida immaginazione non riuscirebbe a rievocare, tanto sono malsane e sgraziate. Il tutto è avvolto da una produzione altrettanto scarna ed essenziale che rende il Black Metal della band vicino ai primi lavori di Burzum ed Isengard.
La maggior parte delle tracce, ad eccezione di “Born Without Light” si muove seguendo una dialettica che contempla ossessivi mid/down tempo che sfociano in lunghe accellerazioni, dilatate da forme ripetitive dolorose. Un lavoro in perfetta linea con ciò che era il Black Metal un decennio orsono, un lavoro marcio in ogni sua ottica, figlio di una band da amare o odiare senza mediazione alcuna. Un baratro dove a sprofondare in maniera definitiva è la facciata perbenista della società, musicale e non, tutta. Un baratro di volgare e ruvido suono dove si adagia alla perfezione la cover di “Shoot Knife Strangle Beat & Crucify”, partorita dalla mente del re del Punk animale, marcescente ed etilico, quel GG Allin per cui spendere fiumi di parole sarebbe assolutamente riduttivo.