
Giungono al quarto full-length, i polacchi Hermh, autori di un black metal sinfonico, dalle forti connotazioni teatrali, che cerca la via dell'originalità attraverso l'uso di orchestrazioni e cori, che spesso risultano troppo eccessivi ed artificiosi, volti a creare atmosfere escatologiche ed evocative. Tali orchestrazioni, miste ai cori, aggiungono si, una componente abbastanza originale, ma snaturano alquanto, l'entità di un lavoro, che sotto il profilo, strettamente strumentale, risulta buono (se si trascurano, i riferimenti fin troppo palesi ai Dimmu Borgir).
Lungo le nove tracce, che compongono Cold Blood Messiah, si respirano atmosfere buie, accompagnate da scream vocals (di ottima fattura), che inneggiano al malevolo, peccato che tutto lavoro risulti abbastanza privo di mordente, fatto di soluzioni prevedibili. Resta, comunque la buona prova della band, che quando decide di abbandonare, solo per brevi momenti, la componente sinfonica, risulta compatta. Un album che potrebbe piacere, a chi adora i Dimmu Borgir, e vuole capire fin dove può spingersi l'influenza della band norvegese. Per ora resta un alone di delusione, per un album prodotto benissimo e altrettanto ben suonato. Spesso la volontà di trovare a tutti i costi soluzioni originali, sfocia nella pura artificiosità. Confidiamo nel prossimo album.