
Speculare, è questo il termine che si addice più di tutti a questo nuovo lavoro degli Hypocrisy. Speculare all’intera discografia della band (a partire da “The fourth Dimension”) ma altrettanto speculare allo swedish death. Si perché “A Taste Of Extreme Divinuty” non è altro che questo, un disco riassuntivo del sound che da sempre caratterizza la band, e per questo semplice motivo piacerà a tutti coloro che supportano la band di Peter Tägtgren.
Premesso questo, bisogna anche dire che il termine “speculare” usato in apertura di recensione, va considerato in una doppia valenza, ovvero, se da un lato esso è garanzia di qualità sonora e di personalità, dall’altro palesa anche la volontà della band di restare lontana da rischi e cambiamenti di direzione sonora. Risultato: undici brani che suonano assolutamente Hypocrisy, undici nuove songs altalenanti tra dichiarazioni di fisicità e oscure riflessioni pregne di atmosfere evocative, tra queste meritano una citazione particolare, la furiosa opener “Valley Of The Damned”, il tellurico mid-tempo di “Hang Him High” con quel suo chorus epico che dal vivo diverrà un appuntamento fisso, l’oscura “Solar Empire” piena di melodie fosche e spettrali e la violentissima titletack, testimone di una aggressività sonora molto lontana dal volgere a fine.
Prescindendo dai singoli meriti, l’album è ottimo e non poteva essere altrimenti, perchè ha in sé tutti gli elementi che forgiano la personalità sonora degli Hypocrisy. L’unico appunto che si può muovere al tutto, è quello che fa riferimento ad una certa staticità di fondo, una staticità che mantiene sempre l’ascoltatore in una sorta di protezione sonora, che non riesce a sorprendere o a spiazzare lo stesso.
Forse l’estro di Tägtgren sta iniziando a risentire dei numerosi progetti a cui lo stesso fa capo, progetti che hanno depauperato, dal punto di vista dell’innovazione, la fonte creativa della band madre.
Un album che farà la felicità di tutti gli appassionati del detah metal melodico e della band in questione, band che ancora una volta si rivela intelligente ed attenta al mercato, in quanto ha saputo leggere alla perfezione le aspettative rispetto a questo nuovo lavoro.
Fedeltà sonora ai canoni stilistici, di cui i nostri sono stati tra i padri fondatori, o ottime esecuzioni velate di opportunismo?