
Prescindendo dalle dichiarazioni melodiche, progressive e tendenti verso l’apertura alla più disparata serie di influenze, ancora oggi nel 2010, vi è il bisogno di ribadire che il Death Metal è materia statunitense. Occasione che mi porta ad affermare quanto sopra è “Majesty and Decay” dei newyorkesi Immolation, da quasi un ventennio, vera e propria garanzia ed imperitura proclamazione di brutalità.
Diciamocelo chiaramente, pochi come loro sono riusciti ad inanellare una serie così lunga di release dalla caratura qualitativa elevata, e lo hanno fatto senza svendersi mai, senza cambiare una virgola dell’impeto sonoro che da sempre ne contraddistingue la natura. A partire dal capolavoro “Dawn of Possession”, la creatura di Ross Dolan e di Robert Vigna, ha sempre regalato ottime dichiarazioni di marcio verbo death, e anche questo ultimo lavoro non fa eccezione.
“Majesty and Decay” è formato da dodici brani atti a ribadire con forza e piglio tecnico elevato le potenzialità di una band che oggi, al pari di poche altre, è capace di vivere la propria temporalità e non di rimandi al proprio passato. A testimone di ciò brani come “The Purge” o come l’annichilente “A Token of Malice”, aperta da un riff che stupisce per dinamicità. Lungo tutta la durata del disco, la band dimostra di essere una macchina da guerra ben oleata, una macchina da guerra che si regge: su una sezione ritmica devastante per precisione e possanza, su vocals più che mai pregne d’odio che dipingono scenari di pura non essenza per l’umanità tutta e su un lavoro alle chitarre, che pur non stravolgendo i canoni del genere, riesce ad essere morboso, soffocante nel proprio disegnare incubi e foschi vortici, come accade in quella “A Glorious Epoch”, vero e proprio climax dell’album tutto.
Una nuova dichiarazione di stile, un nuovo baratro di virulenza, degno successore dei capolavori passati. Ed anche se non si è più ad inizio 90’s ed il Death Metal nella sua forma più pura ed incontaminata, non porta più con sé quell’ardore di novità, è sempre e comunque quanto di più equilibrato da tra estremismo e classe. La decadenza è ancora lontana dal prender forma.