
Se come accade per gli ambienti accademici, il curriculum vitae di una band potesse assumere visibilità ed importanza attraverso il numero di pubblicazioni, gli Inferno, sarebbero di sicuro la band più titolata del panorama. La band della Repubblica Ceca ha infatti accumulato a partire dal 1996 una lunga serie di pubblicazioni, ben 31, tra demo, ep, live album, split album e full length (anche se di questi se ne contano cinque).
Gli Inferno sono autori di un solido black metal che mette in primo piano sonorità old school fatte di pura e blasfema violenza ove fanno capolino rimandi sonori che vanno a chiamare in causa Darkthrone e Gorgoroth. Questo nuovo album “Black Devotion” non si distacca da quanto detto e ci presenta 47 minuti di puro black fisico che elude ogni rimando ad innovazioni e sperimentazioni di sorta, restando in tal modo, fedele a sé stesso (come ben evidenziato dal titolo) ed alla scena tutta. Questa fissità, se da un lato potrebbe essere vista come forma di attitudine volta alla coerenza, dall’altro evidenzia mediocri capacità compositive. Capacità compositive, ancora piene di riferimenti e derivazioni che non fanno altro che donare un senso di prolissità al lavoro tutto.
Tra le undici tracks che compongono l’album riescono a sollevarsi oltre la soglia della sufficienza “Way to illumination lies in darkness” e “Altar of perversity” brani dove la band riesce a donare al sound un senso di dinamicità maggiore attraverso cambi di tempo e buone trame chitarristiche. Per il resto, si assiste ad un continuo assalto sonoro senza compromessi, che non riesce a far brillare un album destinato, per questo suo continuo riferirsi, ad essere obliato facilmente.
Un lavoro appena sopra la sufficienza (merito anche di una produzione al top), che evidenzia la necessità da parte della band di una presa di coscienza personalistica di maggior caratura. Consigliato solo ai die-hard fans del black metal.