
Il non darsi in forme (in questo caso, sonore), predefinite, rende realmente liberi? O rende schiavi di un piglio sperimentale, che resta ancorato alla propria indefinibilità?
Comunque la si pensi in merito, Pompa Magna, release dei romani Inferno, ha in sé le potenzialità, per divenire uno di quei lavori che potrebbero essere ricordati, come iniziatori di una nuova attitudine compositiva. Si perchè, questo album riesce ad essere innovativo a tal punto da arrecare fastidio (quel fastidio, che è proprio di quelle forme, alle quali non si riesce a dare catalogazione), con il proprio continuo mutare, in forme, strutture, sfumature diverse ed aliene. Aliene, rispetto a tutto ciò che fino ad ora la depravazione post-grind è riuscita a proporre.
Pompa Magna, è un concentrato insalubre, di noise, industrial, grind e rock, che riesce a rassicurare l'ascoltatore, attraverso linee melodiche accattivanti (che hanno l'immediatezza delle produzioni in campo nu-modern), per poi violentare ed annichilire, quelle stesse rassicurazioni, attraverso assalti che sono veri e propri tributi al rumore di derivazione sci-fi, orgogliosi della propria essenza artificiosa, plastica, tossica.
Un lavoro, che non da punti di riferimento, questo non perchè non ne sia capace, ma perchè ha in sé la pura idea di caos, intesa come, assoluta imprevedibilità. Di certo la band dovrà maturare ed andare oltre, questo album, che resta una splendida dimostrazione d'avanguardia.