
Nel decennio appena trascorso si è vista una prepotente e meritatissima esplosione di quello che molto genericamente potremmo definire "Rock Alternativo"; per capirci meglio quel panorama musicale che fa capo a modaiole definizioni di IndiePop, IndieRock, Post-Rock, Post-Punk e così via. Modaiole, perché ormai risulta facile auto attribuirsi questo tipo di etichette di genere: bastano dei giri armonici minimali, un pizzico di suoni sintetizzati e un tappeto infinito di pedali di vario genere che fissano lo sguardo al suolo. Ciò che distingue le produzione di basso profilo da quelle di maggior spessore sono una libertà espressiva che tutto sommato non fa capo a definizioni canoniche e che esula dagli stilemi di un genere specifico, scrollandosi di dosso questi concetti che irretiscono la musica a mero prodotto di consumo. Orientarsi all'interno di questo folto e, diciamocelo, indefinito, stuolo di gruppi non è affatto facile.
Nel caso degli Interferenze (duo fiorentino), possiamo parlare di un POPular Industial che sembra fare capo a quel filone Proto-commerciale inaugurato dai Subsonica dal punto di vista lirico e da quello dal piglio danzante, per quanto riguarda le composizioni sonore. Il pattern sonoro vanta un ventaglio di influenze molto vario: dai Prodigy (“Dentro un Attimo”, “Un Giorno Utile”), LCD Sound System(“Indelebile”), Jesus And Mary Chain e My Bloody Valentine(“Punto di Contatto”) Mogwai (“Senza Lacrime”). Nonostante questo squadrone olimpico dal quale è nato e si è sviluppato questo progetto, il disco fatica a prendere quota restando perennemente in quel limbo dove regna una sorta di ignavia musicale, fatta di composizioni fini a sé stesse e prive di mordente; secondo il mio punto di vista ciò che manca alla band è una personalità forte che gli permetta di distaccarsi da un'eredità piuttosto imperante come quella dei Subsonica. I testi, ad esempio, non fanno altro che ricordare il quintetto capitanato da Samuel.
L’album si compone di due cd separati, e mentre nel primo le composizioni sono tutte in lingua natia, nel secondo disco (V1.2) la band si cimenta in una prova in versione inglese. Problemi di pronuncia a parte, vengono tradotti i brani: "Fuori tempo" (Falling Down), "Sacrifici Chimici" (Chemical Sacrifice), "Un Giorno Utile" (A Very Good Game), "Punto Di Contatto" (Inside My Head), "La Resurrezione" (My Resurrection). Un' operazione del genere ovviamente non risolve i problemi compositivi presenti nella versione italiana, li rende solo dotati di un taglio maggiormente internazionale.Gestire una mole di materiale di partenza come quella alla quale hanno attinto i due fiorentini presenta non poche problematiche. Personalmente credo che il disco sarebbe stato qualitativamente migliore se mancante della parte testuale, dove, come già abbondantemente ripetuto, richiama troppo palesemente i Subsonica. Questo perché ho trovato davvero interessante e non privo di spunti il piano strumentale, dove i due hanno dimostrato di saperci fare meglio che con le parole. Insomma un grottesco ensamble che a tratti annoia, a tratti incuriosisce e potrebbe fare anche ben sperare per un prossimo futuro, magari meno prolisso. Episodi degni di nota sono: la già citata “Immigrant Song”, “Demone” e “Senza Lacrime”.