
Primo album, per gli abruzzesi Keep Out, alle prese con sonorità, vibranti ed ipnotiche, che guardano alle produzioni metal/alternative, dei Tool ed alla instabilità compositiva dei Melvins, fondendo, questo corpus sonoro, con aperture melodiche, ove si intravede lo spettro, di Alice In Chains e Soundgarden (nella loro espressione più cupa). Questa piccola premessa, non deve far pensare ai Keep Out, come una nuova band-clone, anzi, la band dimostra di essere dotata, di un taglio personalistico forte, che si attua, attraverso una componente sperimentale, a tratti noise, che aggiunge un feeling, fatto di continua tensione.
Le nove tracce, che compongono, See It Through, trovano i propri punti di forza, in un donarsi, in forme poco definite, che si esplicano attraverso, continui cambi di tempo e di umori, ove si introducono stacchi ritmici, minimalisti e psichedelici; linee di basso nevrotiche ed ossessive ; riffs compatti ed aggressivi, che in alcuni casi riportano alla mente, le strutture chitarristiche, nervose e “fisse” degli Helmet; momenti, fatti di puro intimismo, ove, vi è la messa in eccellenza, di vocals sussurrate, dal grande impatto emozionale.
Ottima la prova della band tutta, con particolare menzione, per il singer Alessandro Di Fabrizio, dotato di una timbrica, calda ed allo stesso tempo, tesa ed acida. Peccato solo per il lavoro produttivo, un po’ troppo “chiuso”, ma per il resto, siamo di fronte, ad un album, che è una piccola e feconda premessa sonora. Da seguire con molta attenzione.