
Anche se il nome Magnus è circolato poco al di fuori dei confini polacchi (nazione di provenienza della band) questo non deve far pensare ad un act di sprovveduti. I Magnus sono una vera e propria cult band europea. Nati nel lontano 1987 si sono fatti autori di quell’infimo e rozzo verbo Thrash/Death che proprio in quegli anni veniva alla luce con forza. Con tre album alle spalle, tra cui citiamo “I Was Watching My Death” ed “Alcoholic Suicide”, la band polacca mancava dalle scene dal 1994. Oggi dopo una lunga pausa si riaffacciano alla finestra del mercato discografico mondiale con “Acceptance of Death”, un lavoro che potrebbe rivelarsi alquanto interessante per tutti gli amanti delle sonorità raw.
Le coordinate sonore della band si esplicano attraverso un, volutamente, caotico assalto all’arma bianca, scarno e privo di fronzoli dove riaffiorano echi delle prime produzioni dei Master. Basta il solo inizio di “False God” per lasciar intendere all’ascoltatore che i Magnus hanno la grazia compositiva di un macellaio rozzo. Riffs semplici ed immediati, ritmiche furiose e cantato sgraziato e minimalista (sia nella veste scream che in quella growl), sono queste le chiavi che fanno di “Acceptance of Death” una mannaia ben affilata e pronta ad abbattersi sul povero e malcapitato ascoltatore. Da segnalare la malata e sincopata marcia di dissonanze di “They'll Bury”, dove il confine tra cacofonia e suono è ampiamente varcato; ottimo il mid tempo “Private Religion” così come la claustrofobica “When You Rest 6 Feet Under”, tra gli episodi migliori del lavoro tutto.
Tirando le somme, il disco non è un capolavoro, ma dopo una pausa così lunga non ci si poteva aspettare di più. Ciò che invece fa ben sperare e che può rivelarsi interessante è l’attitudine di fondo che anima il tutto, un disco che è pura volontà di far male e che riesce grazie ad una formalità poco curata a farsi apprezzare. Se per voi Metal è sinonimo di furia etilica e di sfinimento, fatelo vostro.