
Debut album per gli americani Memory Driven che annoverano nelle proprie fila Dennis Cornelius (Place of Skulls, Revelation) e che si impongono per una interessante miscela sonora votata ad un Doom eclettico che si fregia di elementi progressive, dando in questo senso ampio spazio alle parti strumentali, a ciò si associa un sotterraneo gusto per la psichedelica, che si fa strada attraverso: paranoiche vocals filtrate ed intrusioni al limite del noise. Tutti questi elementi, hanno il pregio di non snaturare la solida base doom che soggiace a tutte le composizioni, che risultano, proprio in virtù di questa intrinseco arricchimento, pregne di punti di interesse.
Come lo stesso titolo suggerisce Relative Obscurity è un album fatto di chiaro-scuri per il suo riuscire ad essere morboso e decadente (nelle proprie introspezioni doom), ma anche dotato digressioni prog-rock velate di luminosi slanci tecnici dalle melodie forti ed intense. Il tutto va a creare un mood crepuscolare, capace tanto di ammaliare, quanto di incutere sensazioni fosche e grevi.
Un lavoro privo di cali di tensione, che mette in mostra una band che in futuro potrà stupire, grazie ad una proposta sonora in continuo divenire.