
Ho sempre pensato che i Moon fossero una di quelle band che campassero di rendita. Rendita data dalla fugace apparizione di Docent (1970-2005) dei Vader in Daemon's Heart (1997). La band ha dovuto affrontare non poche difficoltà di formazione arrivando addirittura allo scioglimento nel 1999. Questo “Lucifer's Horns” sancisce il ritorno sugli scaffali dopo oltre dieci anni di inattività, con una line up rinnovata, fatta eccezione per l' unico membro fisso Cezar.
La loro musica riprende esattamente da dove il precedente “Satan's Wept” ci aveva lasciati: black/death metal dagli echi classici e dalle tendenze filo-sinfoniche, tali da sembrare quasi che questa sia una creatura se non figlia, almeno parente stretta dei Dimmu Borgir. Tutto sommato l' approccio musicale dei Moon non è totalmente sbagliato, in loro però si denota una scarsa fantasia e un conservatorismo nazionalista tale da far emergere il pesante influsso del Death metal Polacco in molti episodi a discapito di tutto il resto. Death, Black e orchestrazioni mancate, una ricetta strana che non funziona e non convince: la mancanza di coralità fa sentire il suo peso ed unita ad una così disomogenea proposta musicale, tende ad un diffuso disorientamento dell' ascoltatore.
Nonostante la pubblica sottoscrizione della band alla causa del Metallo Nero, qui sono stati proprio abbandonati tutti gli elementi e le soluzioni caratterizzanti del genere verso una più “innovativa” formula volta a sfruttare, inconsapevolmente o meno, il Death tecnico. In sostanza “Lucifer's Horn” è un disco statico e dall'andatura zoppicante, chiusi in se stessi e in ciò che vorrebbero far credere di essere, i Moon non riescono a compiere quel salto di qualità che -forse- qualcuno si aspetterebbe da una band che avrebbe dovuto far tesoro di determinate esperienze e che avrebbe potuto sfruttare meglio in termini di freschezza questa lunga pausa.