
Formatisi nel 2006 i polacchi Morowe sono tutto tranne che una band banale, è questo che sento di affermare alle luce dell’ascolto di questo debut album intitolato “Piekło.Labirynty.Diabły”. Un lavoro che potrebbe tracciare un punto d’inizio di tutto interesse sia per la band che per la scena estrema tutta. Si perché quello proposto dai polacchi è di base Black Metal che però si fregia di una vena sperimentale di tutto rilievo. L’album attraverso gli otto brani da cui è composto si lascia apprezzare per il proprio combinare un mood freddo e malevolo, tipico delle sonorità black, a tracciati di samples e di tastiere di essenza avanguardista.
Il risultato di tutto ciò va a ritagliarsi uno spazio personalissimo e si pone a metà strada tra “Rebel Extravaganza” dei Satyricon e le produzioni degli Arcturus. Il lavoro in questione si regge su dinamiche mai semplici e su strutture che tollerano tanto aspre velocizzazioni quanto bui e foschi rallentamenti, delicati passaggi dal piglio fluttuante (al limite del progressive rock), vocals pulite e dolorosi brandelli scream, il tutto passato al vaglio di una freddezza sintetica che aggiunge un quid vincente al sound. Che si tratti di brani dal feeling maggiormente corposo e virulento o di asfittiche nenie, quello che conta è la capacità del trio polacco di tenersi sempre al riparo da ogni forma di déjà vu.
Lontano dall’essere un album facilmente assimilabile “Piekło.Labirynty.Diabły” è un disco che saprà premiare l’ascoltatore dotato di pazienza che predilige la difficoltà d’ascolto, ed insieme, la ricerca dei particolari, all’immediatezza ed alla staticità compositiva.
Un lavoro malsano ma anche ammaliante, intenso, disturbante e teatrale, una vera e propria rivisitazione dell’estremo. Un punto di partenza davvero buono per i Morowe.