
Muhmood & Ego Ex Nihil, ovvero la forza di trovare in sé stessi l’originalità compositiva e la volontà della contemplazione del cosmo. Tanto astrusa e poco chiara è tale definizione che ben si amalgama ai contenuti di “Fictive Planets”, vero e proprio esperimento da parte di due musicisti russi che mettono su una proposta sonora dai rimandi psichedelici e profondamente oscuri.
L’album in questione si esplica come vero e proprio viaggio cosmico ove i protagonismi sono annullati in favore di continua costruzione di atmosfere e di “rumori di fondo” che sembrano rivisitare le visioni allucinate dei Pink Floyd di “Ummagumma”; non vi è spazio per il cantato perché nonostante la parola sia astrazione essa è comunque un limite. In merito a ciò anche il riffing, di natura Post Metal, viene solo abbozzato e resta per sua stessa natura indeterminato. A quanto detto, si somma un lungo discorso Ambient tetro nei modi perché inesplicabile.
L’unico appiglio che il disco offre, attraverso i titoli delle tracce, è il riferimento ai vari pianeti del sistema solare ed alle loro conformazioni. E sono proprio essi i protagonisti di un moto sonoro fisso, ed immobile. È se qualcuno pensa che ancora sia remota la possibilità di rappresentar dei vuoti, allora questo disco non potrà che fargli cambiare idea.
Naturalmente un prodotto del genere è destinato a pochi, anche perché nella sua essenza più intima questa non è musica ma rappresentazione psichica. Il suono qui è unicamente un mezzo.