
Formatisi nel 2003, giungono, con un solo demo alle spalle, al debut album i belgi My Lament. E lo fanno nel migliore dei modi, recuperando le sonorità death/Doom dal mood malinconico che impregnavano i primi lavori di Anathema e My Dying Bride.
“Broken Leaf” si fa strada in maniera lenta e decadente attraverso otto tracce che riescono a combinare senza forzature: cascate di riffs plumbei, estatici passaggi guidati da eterei arpeggi e compatti down-tempos dal feeling morboso e sofferto, il tutto eseguito con buona varietà strutturale. Tale varietà di fondo, oltre a preservare l’ascoltatore da sensazioni tediose, regala brani dal mood similare (la tristezza e la rassegnazione, sono le componenti primarie che la band esprime) ma sempre dotati di una articolazione che trova nella diversità il proprio modo d’essere.
Si va dalle ballate dolorose di “Silent Nights” e “The Soilseeker” alla compattezza drammatica ed evocativa di “My Damnation Deep” e “Her Dark Smile”, in una manciata di brani dove viene messo in eccellenza il senso poetico di quel vivere velato di romantici impeti malinconici, che nell’800 era atto a cogliere l’assoluto ed il sublime.
Un debut album che ci regala una band matura, una band capace di trasmettere crepuscolari e forti emozioni autunnali, in una rincorsa death/doom diretta all’appassire ed alla caducità dell’esistere.