
Dieci tracce in cui spadroneggiano tastiere, synth e pretenziosi assoli di chitarra, tutto questo è “Skydancer”.
Non è certo per pigrizia che ho ridotto le componenti sonore del disco a quattro semplici parole, in effetti questo debut non è nient' altro che quattro accordi cuciti in malo modo, a mo' di toppa, su un tappeto di tastiere troppo voluminose.
Niente sembra funzionare a dovere in questo disco, gli assoli sono veloci ma non fluidi e molte volte inopportuni, idem le tastiere che molto spesso vaneggiano visionarie nel bel mezzo di un inciso (Heaven's War). La batteria invece è totalmente inesistente e coperta dal resto dei componenti.
Bocciamo i Nhorizon anche all' esame di inglese, pessima pronuncia e liriche troppo elementari, si ha quasi l' impressione che i testi siano stati tradotti dall' italiano all' inglese; esemplare è dunque "The Secret", sottospecie di ballata classica in stile Dream Theater.
L' album poi prosegue identico per tutta la sua durata senza episodi degni di nota.
La voglia di strafare è stata decisiva nel determinare il fallimento di questo primo lavoro dei conterranei Nhorizon.
Ma non disperiamo, tutto sommato è solo l' inizio.