
Il ritorno sulle scene sonore da parte di Dan Swanö con i suoi Odyssey appare legato ad una riproposizione del passato. Si perché questo nuovo “Re-Inventing the Past” non è un vero e proprio album, ma una raccolta di brani cover, quelli più amati dal poliedrico musicista svedese. Accanto a questi trova spazio per intero, l’ottimo ed omonimo EP del 1999 nella sua interezza (tre brani).
Ma procediamo con il dovuto ordine, “Re-Inventing the Past” è composto da sette cover riviste secondo i canoni Progressive Metal del progetto Odyssey, la cosa sembrerebbe del tutto innocua e potrebbe rivelarsi poco interessante, se non fosse per la scelta delle stesse tracce, in alcuni casi distanti dall’universo Hard & Heavy o comunque poco conosciute.
Si inizia con “Eyes of the World” dei Rainbow, il brano rispetta l’andatura della versione originale e mantiene intatto tutto il suo mood maestoso, nonostante gli arrangiamenti di tastiere in questa versione assumano un peso maggiore. La prima vera sorpresa è però “In the Heat of the Night” della popstar Sandra, che il buon Dan fa divenire un brano Metal ricolmo di rimandi Pomp/AOR, degno di nota il chorus inquietante che si staglia su un roccioso mid-tempo nella miglior tradizione metallica. “Shake the Disease” dei Depeche Mode, nonostante la buona volontà del suo “nuovo” esecutore perde quel senso di distacco e di profondità che nella versione originale risulta trionfante.
Tra i brani che risentono in maniera maggiore di questa reinterpretazione, va sicuramente annoverata “At the Gallow's End” dei Candlemass, perché, se anche la fedelissima riproposizione non fa torti alla Doom Metal band (il brano non consta di novità alcuna nemmeno per gli arrangiamenti), risente di una prestazione vocale troppo accorta a non cedere ai toni paranoici di Messiah Marcolin, e questo toglie alla traccia molto del suo valore. “Gypsy” degli Uriah Heep e “Lost Horizons” degli MSG si lasciano ascoltare in maniera piacevole e si candidano ad essere tra gli episodi di maggior spessore del disco tutto. Stesso discorso per la splendida e conclusiva “Cherry” degli UFO, brano che si arricchisce in maniera particolare degli arrangiamenti sognanti degli Odyssey e dove le vocals trovano il proprio climax espressivo.
Molto più interessante è l’esame delle ultime tre tracce, ovvero quelle dell’EP omonimo risalente ad undici anni fa. Il mini album già all’epoca, affascinò molti ascoltatori, ed ancora oggi ha forza da vendere, grazie ad un continuum di melodie epico/fantastiche che le tracce mettono in campo di volta in volta, in particolare la finale “Amon-Ra”, brano dotato di una bellezza travolgente.
Tirando le somme, musicalmente parlando, il lavoro è assolutamente ben fatto e non esclude, momenti di rara bellezza, mi riferisco soprattutto all’EP. Resta il dubbio sul successo commerciale di questa operazione che potrebbe interessare abbastanza coloro che non sono in possesso del lavoro del 1999, ma che risulta assolutamente marginale per gli altri.