
Una nuova conferma discografica, da parte di una band che album dopo album, mette sempre in primo piano la propria personalità attraverso una attenta cura di dettagli e sfumature sonore.
Questo è in poche parole ciò che potrebbe essere detto di “Timeline Symmetry”, quarto studio album da parte dei cileni Poema Arcanus. Band che sintetizza in maniera ottima ciò che è il Doom Metal (con qualche ombra death, ancora legata alle produzioni passate) nel 2009. Un Doom metal che non viene costruito su pochi riffs, ma su un continuo eclettismo strumentale, volto a contemplare: passaggi puliti ove viene in primo piano una palpabile tensione emozionale (Anathema, per rendere l’idea), inflessioni acustiche, classici down-tempo e un gusto melodico dai lineamenti dark. A ciò si accompagna la prova, sopra le righe, del singer Claudio Carrasco García, capace di passare da un cantato dai toni caldi, avvolgenti e malinconici, a growl vocals dense di rimandi alle prime produzioni dei My Dying Bride.
L’album si compone di nove pezzi, tutti dalle ottime doti qualitative, questo grazie al proprio riuscire a trasmettere sempre un forte grado di oscura e rassegnata emozionalità. Tra queste, spiccano “Raven Humankind” e la perla “Alter”, ove il cantato in spagnolo, aggiunge una particolare teatralità al tutto. Detto questo, bisogna ribadire che la proposta sonora della band, in particolare in questo album, esige una attenzione particolare da parte dell’ascoltatore, anche perché la forza di un lavoro come questo, risiede i tutta una serie di sfumature che ascolto dopo ascolto crescono in maniera sempre più convincente. Tali particolari si muovono in maniera subdola e arcana e concorrono a donare un feeling tutto particolare come nel caso della spettrale coda strumentale posta a conclusione del brano “The Average Man´s Odyssey”.
Questa cura dei particolari e del dettaglio ha però anche il difetto di tagliare completamente fuori una fascia di ascoltatori, in particolare coloro che apprezzano le produzioni discografiche dotate di immediatezza.
Un continuum di sensazioni malinconiche dalle melodie forti e fosche.