
Questo nuovo lavoro dei Porcupine Tree ha gettato su chi scrive, un’ombra di squilibrio, tale forma di squilibrio è dovuta al fatto che “The Incident” è un lavoro complesso, ricercato, animato da momenti che godono di intense implosioni intimistiche (che hanno sempre il pregio di restare lontane da ogni forma di melodramma), di rarefatte intrusioni strumentali e di rimandi ad un tema unico, che si auto completano donandosi in maniera discontinua, come a voler preservare la propria intimità al cospetto di quella unicità di cui l’album stesso si compone. Si perché “The Incident” è in realtà un unico concetto sonoro che si esprime attraverso vari episodi che soggiacciono silenziosi e che riescono a rivelare se stessi solo dopo che si è assimilato l’album intero.
Capirete che con tali premesse la recensione stessa, assume un grado di difficoltà superiore. Ma l’album viene incontro all’ascoltatore (o al recensore) e lo fa con la prima traccia, tale “Occam's Razor”(Rasoio di Occam), ovvero il principio metodologico che impone una secca ed efficace norma: "A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta". Ovvero, “The Incident” con le sue asperità (volute) non è altro che un piccolo manifesto di quello è il progressive rock, o meglio, quella che è la vera essenza del progressive rock, intesa come libera espressione di estro compositivo e per questo suo modo d’essere, esige un ascoltatore profondamente maturo, che sappia far propri tutti gli imput che l’album dona e li sappia riassumere in quella superiore unità che soggiace al tutto. Questa intrinseca difficoltà che l’album esprime, non toglie merito a brani come “Drawing The Line” o “Time Flies”, ove si riscopre la maestria di una band capace di far passare attraverso il dominio della ragione ogni singola nota e divagazione. Ma questa stessa difficoltà non preserva nemmeno da barlumi di tedio.
Concludendo, “The Incident” è forse il lavoro più pretenzioso e sperimentale, fino ad ora partorito dalla band, un lavoro che necessità della soggettività dell’ascoltatore che potrà darne un giudizio a seconda del proprio sentire. Appare comunque palese che i Porcupine Tree si stanno spostando verso un concetto di sonorità puramente ideale e questo da un lato ha il merito di farsi apprezzare (dal punto di vista sperimentale e di quella che può essere definita cultura musicale), ma dal’altro taglia completamente fuori l’ascoltatore medio (questa volta, in maniera decisa rispetto ai precedenti lavori) dotato di una svogliatezza che lo porta a comprendere unicamente ciò che è immediato.