
Terzo studio album (uscito sul finire del 2008), per l'oscuro quartetto peruviano, Reino Ermitaño. Band dedita ad un intenso Doom, di matrice settantiana, che guarda, come d'obbligo, ai Black Sabbath, ed alla prima produzione di Pentagram e The Obsessed, a tali sonorità, la band aggiunge un forte e personalistica visione del Doom Metal, definendosi "witch doom", definizione quanto mai azzeccata, vista la presenza della vocalist Tania Duarte, dotata di una timbrica, che riesce ad essere, evocativa, ma che non disdegna passaggi "viziosi" ed incredibilmente aggressivi. Se a questo si aggiunge, il cantato in lingua madre, che crea un feeling ancora più cupo, si capisce che i Reino Ermitaño, sono una band unica.
Rituales Interiores, è composto da dieci tracks (per una durata di oltre 50 minuti), intense, dotate di un sound corposo, retto da strutture di riffs lisergici, entro i quali si inseriscono assoli psichedelici, e soluzioni ritmiche, che alternano sapientemente, tempi grevi a repentine accelerazioni. L'album si apre con El Despertar, che mette subito in evidenza, strutture che dal prog 70's, sfociano e si mutano in tempeste di riffs neri come la pece. Sugli scudi, un cantato, che alterna invocazioni, neniose e cantilenanti, a modulazioni aggressive e furiose, particolarissime. Tutto l'album si muove su tali coordinate, e non ha momenti di calo.
Degne di nota El Sol Tras La Niebla e Hacia La Nada, la prima, vera e propria gemma, che nei suoi nove minuti, mette in mostra tutte le qualità, di cui la band è in possesso; e la seconda retta da un riff, che potrebbe essere stato scritto per Master Of Reality dei Sabbath. Pregevole, la produzione, in linea con il sound proposto e la cover che nella sua semplicità, ha qualcosa di marcatamente decadente e funereo.
In conclusione, non si può che parlare di un album eccellente, che riesce a rileggere alcune sonorità, sempre in maniera personale.