
Il loro modo di fare musica pesca, senza pudore, il meglio dai Katatonia post “Discouraged Ones” e di altre band quali: Gli Anathema di “Judgement” e i Paradise Lost.
Come si può ben capire dalle succitate band, i Resonance Room si dedicano ad un Death Doom di stampo nordeuropeo, inteso nel suo senso più ampio.
Le undici tracce che compongono "Unspoken" sono ben strutturate e attraversate da un incessante e claustrofobico sentimento di malinconia mista a esasperazione; chitarre graffianti si adagiano sui vellutati background melodici prodotti dalle mai invadenti tastiere di Gabriele Litrico, fondendosi in dissonanti vortici di buia tristezza scanditi da ritmiche tanto esasperanti quanto delicate.
Citiamo "Bloodred", "Maybe You Are" (brano a mio avviso meglio riuscito di tutto l' album) e "A Prayer" come più degni di nota.
I Resonance Room hanno superato con un' abbondante suffcienza la prova del debutto sul mercato musicale.
Nel complesso "Unspoken" risulta un buon lavoro, ma purtroppo per essere più incisivi devono cercare di sviluppare una maggiore fiducia nelle proprie capacità e uscire dall' ombra delle loro band "muse", altrimenti non faranno altro che lavori ingenui e "già sentiti".
Le qualità ci sono, e si vedono, mancano l' autostima e il coraggio di buttarsi, per il resto sono una band da tenere d' occhio.