
Nel bene e nel male ogni uscita dei Rhapsody of Fire è sempre accompagnata da un chiacchiericcio di fondo, vuoi per la natura di una band, che da sempre ha diviso gli ascoltatori, vuoi perché la band italiana è riuscita ad imporsi fin dalle prime relases sul mercato internazionale come poche altre. Fatto sta che la miscela sonora creata dai nostri resta come sempre riconoscibilissima e dotata di un taglio personale unico. Ed anche se corrisponde a verità, la considerazione che vede la band di Lione, Turilli e soci, immersa sempre in un universo fantasy dal quale è impossibile estraniarsi, pena il non cogliere in pieno la proposta tutta, questo è il modo d’essere univoco del Rhapsody sound.
Un sound destinato, da sempre ad un ascoltatore, che vuole immergersi e rifugiarsi in toto, in una proposta al limite dell’arte visiva. Si perché, anche questo nuovo “The Frozen Tears of Angels” è una vera e propria colonna sonora epico/fantasy, una piccola operetta lirico/metallica dal piglio drammatico, epico e teatrale. E se anche la forma “drammaturgica” proposta è sempre velata di immediatezza e fa leva sul sentimento adolescenziale che contrappone bene e male e li risolve in una dialettica semplice ed immediata, che non contempla i termini medi ma solo gli estremi (l’eroe più virtuoso e l’antagonista più cupo), a mio modo di vedere, rappresenta sempre un legame di tutto rispetto con la tradizione lirica di casa nostra. Diciamocela tutta, i Rhapsody of Fire, sono per essenza, la band più italiana possibile.
Dopo questo lungo e doveroso sproloquio, passiamo all’esame dell’album. “The Frozen Tears of Angels”, che chiude la "Dark Secret" saga, il lavoro è insieme, punto d’arrivo e slancio verso una nuova vena compositiva che evidenzia barlumi di cambiamento. Certo gli stilemi classici della band, sono stati rispettati in pieno ed il mood di fondo di questo nuovo lavoro, resta sempre carico e pregno di teatralità, ed è proprio questo aspetto a rappresentare sempre il punto di forza di una band capace, in ogni caso, di trasportare l’ascoltatore distante dalla realtà. A questo, che può essere definito il trademark della band, si somma, in questo nuovo lavoro, una volontà volta a rendere più snello il sound tutto; questo in virtù del semi-abbandono delle componenti orchestrali, che non fanno più la parte del leone e si donano in maniera più libera e meno sfarzosa. Questo lascia emergere un feeling dal taglio maggiormente neoclassico in luogo delle precedenti dichiarazioni barocche. Ed ecco che dai brani emergono con maggior pienezza i rimandi a quel malmsteen-sound, da sempre punto di riferimento di Turilli.
I nove brani presenti sono tutti ottimi e si muovono su coordinate classiche per i Rhapsody (“Sea of Fate”, “Crystal Moonlight”. “Raging Starfire” e la titletrack), a questi si aggiunge un episodio aspro, con tanto di scream vocals, come “Reign of Terror” al quale fa da contralto la perfetta scansione metrica ed il piglio “menestrellesco” di “Danza Di Fuoco E Ghiaccio”, forse il miglior episodio, di tale genere, fino ad ora composto, simile per intensità a quella “Forest of Unicorns” che inaugurò l’ibrido tra metal e ballata medioevale. Degna di merito anche la malinconica ballad “Lost in Cold Dreams”, tra gli episodi più riusciti dell’album tutto.
Concludendo, i Rhapsody of Fire, si presentano con un nuovo, ottimo, trattato di metal ed operetta epico/fantasy; una conferma che non smetterà di affascinare tutti i supporters della band e che ha la forza per accrescere tali schiere. Certo è che la band, ha deciso di non correre rischi, ma lo ha fatto sempre con una qualità di livello superiore. Attenderemo l’inizio di una nuova saga e nel frattempo ci immergiamo in questo nuovo piccolo universo sognante.