
Formatisi nel 2004, tornano sulle scene gli australiani Ruins e lo fanno con il terzo studio album “Front the Final Foes”, un vero e proprio proclama concettuale e sonoro volto alla presentazione di otto brani fieri, compatti e marziali che trovano i propri punti di riferimento maggiori nelle produzioni sia dei Celtic Frost (in particolare per le vocals di Alex Pope) sia in quelle degli ultimi Satyricon ed Immortal.
La band dimostra lungo tutta la durata (44 minuti) di questo nuovo album di essere in grado di reggere il confronto con la scena black metal tutta, in particolare con quella dal taglio maggiormente moderno, quella scena che non si esplica unicamente attraverso modalità votate ad un sound ciecamente violento ed essenziale ma che privilegia mid-tempos, oscuri, rallentamenti asfittici ed una pulizia sonora maggiore rispetto ai canoni puristici imposti dalla prima scena norvegese. E così ci si trova al cospetto di ottime dichiarazioni d’odio come “Annihilate” o “Front The Final Foes” alle quali fanno da contralto le architetture quadrate e fredde di “With These Winged Words” e di “Hallways Of The Always”, ove si intravedono linee melodiche oscure e fiere.
L’album si lascia ascoltare in maniera piacevole e tende a rimanere distante dal regalare sensazioni di tedio, grazie ad un songwriting eterogeneo, anche se standardizzato, e ad un feeling sinistro ed austero che pervade l’album tutto.
Come già dimostrato dai precedenti “Spun Forth As Dark Nets” del 2005 e da “Cauldron” del 2008, i Ruins sono in possesso di qualità indiscutibili ed in virtù di queste ci regalano un nuovo piccolo trattato di sferzante e severo black metal.
Una conferma.