
Attivi fin dal 2001, i tedeschi Saltatio Mortis, giungono con Wer Wind Sät al settimo full-length e lo fanno nel proprio classico stile che associa folk ed epic metal (in realtàl’album si muove su territori più vicini al rock semplicistico) con un forte richiamo alla società medioevale e cavalleresca, il tutto con occhio di riguardo a melodie che riescono ad essere sempre coinvolgenti, nel proprio essere a metà tra enfatici cori e canti da bettola. Le dodici songs che compongono l’album riescono tutte a porsi sulla soglia della sufficienza nella propria intrinseca linearità, trovando i propri momenti migliori in “Salome” e nella veloce cantilena “La Jument De Michad”. Brani che in sede live, risulteranno coinvolgenti all’inverosimile. Per il resto si assiste alla messa in luce di brani abbastanza anonimi, che risentono della scarsa vena innovativa della band. Tale fattore finisce per incidere sul risultato finale ed evidenzia corposi cali di creatività.
Un lavoro senza infamia e senza lode, che potrebbe piacere ai fans del genere, ma che finisce per riciclare alcune strutture portanti del proprio sound, donando qua e la sensazioni di noia.