
Cosa si nasconde dietro la facciata di una release come “Antigod”? E' questa la domanda che mi assilla maggiormente dopo aver ascoltato questo singolo. Naturalmente, nella sua chiave di lettura primaria, questo piccolo assaggio dei Samael targato 2010 è di fattura superlativa e segue da vicino la volontà oscura e delirante degli ultimi lavori, dove al mood buoi si associa sempre un sostrato di freddezza sintetica. Ma a parte la titletrack, cosa ci resta? Una versione della stessa traccia in chiave remix, di scarso interesse; due brani dal vivo, di buona fattura (Reign of Light e Slavocracy), la versione 2010 del classico “Into the Pentagram”, rivisitata in chiave industrial, ma comunque forte di tutta la decadenza originaria, ed in conclusione la strumentale barocca “Ten Thousand Years”.
A questo punto le considerazioni su questa release sono due, o i Samael devono rispettare una rigida “scaletta” di uscite, probabilmente per far si che l’oblio non abbia la meglio sulla band, o perché probabilmente pensano di vendere qualsiasi “rimasuglio” della propria vena compositiva, che ribadisco nel caso della titletrack si rivela ineccepibile. Vi è poco altro da aggiungere, oltre alla constatazione che la band svizzera è in ottima forma. Consigliato unicamente ai die hard fans della band, gli altri farebbero meglio a preservare qualche spicciolo per uscite dotate di maggior consistenza.