
Anche i tedeschi Seamount raggiungono, con questo nuovo album “Sacrifice”, il traguardo del terzo lavoro in studio. Avevo già avuto modo di sentire, seppur non in forma completa, le prime due releases della band, e la cosa che maggiormente mi aveva colpito era il saper comporre brani di spessore. Brani che seppur legati alla tradizione Heavy Doom cercavano di liberarsi dalle strutture portanti del genere. Tale volotà di affermare con maggior forza la propria personalità, trova finalmente compimento con questo nuovo lavoro.
Ma prima di passare a parlare di questo, vorrei che i lettori avessero chiara la proposta della band. “Sacrifice” è nella sua essenza fondamentalmente un lavoro dai tratti Doom Metal, ma vive di momenti eclettici. Primo fra tutti, la costruzione del riffing, questo non va a mettere in piano la dialettica plumbea e canonica per il genere, ma si rivela intriso di rimandi Hard Rock. Oltre a questo, come intuibile, dall’ottima copertina, il disco ha un mood epico, pur non lanciandosi entro dinamiche che potrebbero portare alla mente i vari Manilla Road e Cirith Ungol. In pratica la band è nell’ambio del Heavy Doom Metal ma sviluppa il proprio discorso in maniera alquanto personale. In tal senso spiccano le vocals di Phil Swanson (qualcuno lo ricorderà negli Hour of 13), che eludono vocals fastidiose altisonanti e si concentrano su tonalità aspre e nasali (in questo senso il rimando a Mark "The Shark" Shelton dei Manilla Road, è forte)
Testimonianza di quanto detto sono: le epiche “Ocean I Call You” e “The Mountains Will Know My Name”, brani che fanno da contralto alle semplici dichiarazioni in puro Heavy Rock di “Sacrifice”e “Path to Legend”. Un discorso a parte meritano le colate metalliche di enfasi 80’s che rispondono al nome di “Stardust” e “Gettin Through”. Un po’ sottotono la finale “Only Death Shall Do Us Part”, ma è un episodio che ci puà stare.
Il lavoro, nonostante la sua lunghezza (58 minuti) si lascia ascoltare sempre in modo piacevole, proprio per il suo tollerare momenti dagli sviluppi diversificati. Naturalmente il riferimento ad un sound old style è continuo ma il suo venire ad essere non evita momenti sorprendenti. Un disco che farà la gioia di quanti lasciano orbitare i propri ascolti entro i lidi dell’Heavy Metal classico del Doom e dell’Epic. Una piacevole sorpresa.