
Antichristian Raw Black Metal, così i “Sezarbil” definiscono il contenuto di “Dark God”, secondo full della loro carriera. L'album, dopo l'intro atmosferica e dal sapore videoludico “Diabolis Inferi”, è un susseguirsi di clichè del genere: produzione “raw”, scream, testi in lingua madre (ceco, in questo caso), invocazioni in latino e tutti gli standard del caso.
Ma il problema di cui soffre questo “Dark God” non è la ripetizione dei canoni del genere, bensì la loro interpretazione e realizzazione: la produzione è sbilanciata, con la batteria che copre le trame di chitarra, lo scream gracchiante suscita fastidio e non evoca quella sensazione di “nero” come invece dovrebbe essere.
Momenti postivi non mancano come la buona “Lucifer”, il pezzo sicuramente più ispirato, o nei vari intermezzi folk, ma certamente questi, non riescono a risollevare le sorti di un disco fondamentalmente noioso e che non ha la forza di emergere in un genere ricco di proposte ben più interessanti.