
Nonostante abbiano intitolato l’album “Normale” , i nostrani She’s Mad On Dancing rientrano in quella categoria di bands la cui spiccata personalità elude ogni riferimento a qualsivoglia forma stilistica; “Normale”, in un certo senso, è un titolo che si fa beffa di ogni norma (nella sua accezione di consuetudine) e per questo si candida ad essere un ascolto particolareggiato.
Il sound della band vive di nature ibride ed in più punti mi ha ricordato la volontà disordinata dei fin troppo ignorati Victim’s Family (band americana alle prese con stralci di Hardcore, Metal, Jazz, Funk…). Ed è proprio nell’indefinibilità, nel proprio riferirsi unicamente a sé stesso che l’album cela la propria natura. Nove brani che chiamano in causa tanto i The Dillinger Escape Plan (per la ruvidezza di alcuni elementi), quanto l’ardore volto al disfare dei Melvins. Naturalmente il disco, non è unicamente un esercizio votato ad inglobare distanze sonore, ma si fregia di brani dalle strutture multiformi, destabilizzati e dal piglio tecnico ricercato. E se l’opener “Il Simpliciotto” mette in primo piano componenti Hardcore associate a venature Post Rock, un brano come “Il Co-Pilota” fa propria la circolarità ossessiva dei primi Helmet, prima di scomporsi in un cantato dal gusto retrò, per ritrovarsi, infine, entro inquieti accordi spezzati. Di assoluto spessore i dieci minuti di “Leopold Bloom”, così come la conclusiva “Io Sono Dio” che parte con un esercizio corale e finisce per perdersi entro violentissimi meandri Post Hardcore ove fanno capolino echi Neurosis.
Un lavoro curatissimo, cesellato in ogni particolare, nonostante la sua, voluta, mancanza di appartenenza ai concetti restrittivi di genere e stile, adatto ad un ascoltatore libero che abbia voglia di meravigliarsi. Perché “Normale” si arricchisce ad ogni nuovo ascolto.
Avanguardia e sfacciataggine dadaista sono incluse nel prezzo.