
I tempi in cui il metal nella sua componente sleaze/glam era un genere incontrastato nella sua voluttà sonora di intenti e di vendite sono ormai lontani e il Sunset Boulevard non è più popolato di lipstick killers, ma i danesi Star*Rats hanno imparato bene la lezione di cui si fecero promotori, che anche sotto forma di ombretti e fondotinta, Motley Crue, Ratt ed L.A. Guns. Ed a dimostrazione di quanto detto arriva Screw The Consequences, un album sporco, sfrontato e diretto, un album capace di mettere insieme elementi rock, metal e punk in un coinvolgente ibrido che si dona entro una sudicia vena sleaze che ha i suoi punti di forza in brani come “Who Cares” e “Get Nasty” o nelle viziose “I Could Die Here” e “As i Stay”. Una citazione particolare va all’inno “Raise Your Hands To Rock”, vero e proprio manifesto sonoro fatto di solido puk rock e di umori alcolici.
Tutto l’album (14 tracks) scorre via che è un vero piacere, grazie al suo alternare momenti fatti di immediatezza, ai quali se ne associano altri dal piglio riflessivo, vizioso e svogliato. Non vi è molto altro da aggiungere, oltre al fatto che il disco è ben suonato ed è dotato di quella giusta produzione “grassa” che rende il tutto profondamente rozzo (o street, che dir si voglia). Un lavoro grezzo, sudicio ed immediato, capace di mettere in primo piano: rabbia, allegria e quella svogliatezza da post-sbronza di cui forse il rock ha ancora bisogno.