
Dopo due demo, danno alle stampe il primo full, gli ucraini Stoned Jesus, “First Communion”, questo il titolo dell’album, è un piccolo antro Stoner/Doom colmo di referenze ma suonato col cuore, è questa forse la definizione ultima di un album che vive di momenti profondamente sabbathiani (Ozzy-Era), ai quali si sommano trattazioni circolari e tossiche di matrice Stoner.
L’album è composto da quattro brani lisergici che sanno di strazio e di devozione verso paradisi artificiali che non sempre riescono a trasportare in toto l’ascoltatore. Nonostante ciò la prova della band è buona, in particolare per quanto riguarda un cantato che si sposta tra i paranoici lidi alla Osbourne e la rabbia roca di Wino. Tra gli episodi migliori del lavoro, si possono annoverare: l’opener “Occult” e l’ottima “Black Woods”, dove senza indugio rivivono i solchi di “Master of Reality” dei Sabbath. Ed è proprio da un brano come questo, che si possono prendere le mosse per muovere una critica alla band, ovvero, il restare troppo chiusa negli stilemi sopra indicati e di non riuscire per questo motivo, ad imporre in pieno la propria personalità. per meglio chiarire; gli Stoned Jesus riescono a trasportare l’ascoltatore grazie ad una semplicità e ad un mood arcano in cui la devozione al sabba nero appare una costante più che necessaria; persino gli assoli sembrano riportare alla mente le imprecisioni creative di Tony Iommi.
Un lavoro in bilico costante tra creatività e plagio, ma proprio per questo suo essere una dichiarazione di devozione alla band di Birmingham potrebbe rivelarsi interessante per gli irriducibili fan della band che ha stregato generazioni di metallers.