
Debut album per i croati Stribog band intenta a narrare gesta epiche e leggendarie della propria madre terra attraverso un solido Folk Metal arricchito di elementi e virulenze Black. “U Okovima Vjecnosti”, questo il titolo del disco mette in luce una buona vena compositiva alla quale però non si associa spesso un’altrettanta dinamicità, e questo tende a rendere alcune soluzioni troppo uguali tra loro e non mette al riparo l’ascoltatore da sensazioni tediose, derivate dall’ascolto del lavoro in questione.
Sette brani che giocano tra movimenti allegri e bucolici, dove spesso si associano note di flauto, e sferzate di Black Metal (in parte molto minoritaria rispetto a quelle folkloristiche). La band è composta da sette elementi, tra questi brilla la prova della brava singer Ana Bačkonja, che grazie a vocalizzi chiari e cristallini riesce, in pieno, nell’intento di donare sensazioni sia epiche che malinconiche. Di diversa natura la prova della componente cantata maschile, affidata a Borna Nikola Žeželj, non tanto per la scarsa qualità del suo operato, quanto per un certo distacco che diviene palese tra lo scream e le parti strumentali meno furenti.
Tra i brani di maggior valore, di questo album, merita citazione “Rusalka”, che è anche il brano ove le voce di Ana Bačkonja ricopre un ruolo preminente, un brano davvero buono, che parte da una riuscita combinazione fatta di percussioni marziali e strumenti acustici e culmina in un crescendo dove i confini tra Black Metal e Folk appaiono indefiniti.
Un lavoro senza infamia e senza lode figlio di una band che lascia intravedere parecchi spiragli di crescita, ma che deve necessariamente capire in che direzione incanalare il prossimo album, lasciando che i fattori ibridi mirino ad arricchire il suond tutto, e non siano frutto di casualità.