
Svartahrid, ovvero, eterni comprimari delle bands più blasonate della scena Black Metal norvegese. Con quattro album alle spalle ai quali è sempre mancata quella giusta dose di personalità e di completezza, ero convinto che la band ormai non potesse essere più in grado di risalire la china e invece dopo aver ascoltato questo nuovo “Ex Inferi”, devo assolutamente ricredermi. Si perché la band è riuscita a trovare il giusto compromesso tra aggressività e melodia. Certo i rimandi ai vari Satyricon, Dark Throne, Emperor, restano sempre forti, ma mai come in questa occasione sono tali da divenire piccoli termini di paragone, e non inflessioni votate al plagio.
Il lavoro è composto da undici tracce ottimamente bilanciate tra fisicità grezza ed enfatici momenti ove le tastiere, in questo album maggiormente in risalto rispetto al passato, riescono ad aggiungere quel piglio di sfarzosità misterica di cui i primi Emperor fecero scuola. In virtù di ciò si è al cospetto di un album, che pur nella sua chiusura stilistica, tende a differenziare i momenti che lo compongono, due esempi su tutti sono: “Fire Hate Kill” e “Veil Of Lies”, la prima molto banale anche nelle liriche, rappresenta il passato della band, mentre la seconda è capace di creare una continuità di atmosfere algide e tenebrose a cui associano momenti di puro impeto, divenendo in tal modo l’episodio migliore dell’album tutto.
Maggior varietà nel riffing, strutture sonore che, spesso, privilegiano il trasporto e le atmosfere al puro ed gratuito “grinding”, è con questi ingredienti che gli Svartahrid si preparano ad affrontare il proprio futuro sonoro. Lungi dall’essere un must, “Ex Inferi” è un lavoro di tutto rispetto meritevole della dovuta attenzione.