
Astuta propaganda o presa in giro? È questo il dilemma che accompagna il mio giudizio su questo nuovo “Crime Always Pays…”, terzo studio album dei bucanieri del Thrash Metal, gli americani Swashbuckle. Si perché dopo la prova dai tratti buoni del precedente “Back to the Noose”, i tre pirati tornano a farsi sentire, ma questa volta con una qualità che è ben lontana dal lavoro precedente. Certo è che la miscela fatta di riff affilati e taglienti come scimitarre, ritmiche impetuose come le burrasche dei mari del sud, e vocals abrasive agli umori di rum, riesce a sortire un buon effetto stordente, ma dietro essa spesso si cela un songwriting che non brilla. Risultato: sedici brani monocordi che giocano come al solito con l’alternanza del cantato (growl e classico stile thrash al vetriolo), e che non divertono nonostante qualche buona linea melodica dal piglio goliardico.
Sarà che il fattore innovativo delle liriche e dei cori da stiva, non riesce più a sortire la dovuta sorpresa, fatto sta che i nostri cari pirati hanno valicato il confine tra l’esser musicisti e l’esser espressioni da fumetto, con la conseguenza che brani come: “This Round's On YOU!” o “The Gallow's Pole Dancer”, si perdano facilmente nell’anonimato. Forse bisognerebbe guardare a chi alla propria costruzione del “personaggio” ha sempre associato un stile ed un gusto per la composizione interessante. E questo, almeno per ora, non è assolutamente nelle corde degli americani. Disinteressato e poco impegnato come un passatempo, ma noioso perché tende a proporre una copia più che sbiadita di sé stessi.