
Sono rimasto piacevolmente sorpreso dai Temple of Baal, band francese che con “Lightslaying Rituals”, giunge al terzo full-length, e lo fa con personalità e perizia compositiva tale da rendere questo lavoro degno di attenzione assoluta.
La band propone un black metal dai tratti bui ed evocativi che trova le proprie referenze sonore nella scena norvegese, in particolare quando si dona in maniera maggiormente virulenta ed essenziale. A queste referenze, la band aggiunge una componente personalistica di tutto rilievo, capace di proporre elementi thrash e death metal senza per questo snaturare la sinistra essenza di fondo che domina i nove brani che compongono l’album tutto. Il risultato di tale dialettica compositiva è tutt’altro che scontato e fa emergere ogni singolo brano unicamente in virtù di se stesso.
Tra le nove tracce presenti, meritano una attenzione particolare, l’anthem “Hate Is My Name”, la straziante “Dead Cult” e l’ipnotica e teatrale “Black Sun Of The Damned”, songs nelle quali prendono forma in maniera piena le influenze di cui la band si nutre e di cui sembra raccogliere solo i frutti migliori. Si va dalle dichiarazioni fisiche dei primi Darkthrone alle morbose argomentazioni dei Satyricon riviste attraverso la compattezza sonora di Marduk e Necrophobic.
Certo, la band transalpina non passerà alla storia per aver stravolto ed innovato i canoni del genere, ma ha saputo comporre un lavoro vario e ben bilanciato, nel suo passare con estrema disinvoltura tra dichiarazioni di ceca violenza e asfittici rallentamenti dal mood fosco.
Se siete alla ricerca di una album black capace di rivedere la storia del genere con personalità e con una varietà strumentale degna di rispetto, non potete non far vostro questo lavoro. Lavoro che impone i Temple of Baal come una delle promesse più interessanti del panorama.
Un piccolo abraccio di oscurità che, di certo, si completerà in modo totalitario nell’imminente futuro.