
Ritorno sulle scene per i signori del goth n’roll, che con Back In Blood danno alle stampe un album che se da un lato evidenzia l’incontrastata volontà della band di donarsi al facile ascolto, fatto di anthem dai chorus accattivanti, dall’altro porta in primo piano una preoccupante prolissità per ciò che concerne il songwriting.
Certo i classici ingredienti base del sound dei The 69 Eyes, sono tutti presenti e trovano sfogo nelle lussuriose “Kiss Me Undead” e “Dead Girls Are Easy” che con il proprio mood fatto di immediatezza e costante senso d’ombra, riescono a restare impresse nella mente anche dell’ascoltatore più distratto, ma questo non basta a far decollare un album ove affiora con troppa costanza la ricerca dell’hit single ad ogni costo. Questa è la pecca maggiore di questo album, ovvero, questo suo essere fin troppo immediato e per questo, poco profondo e troppo studiato. Un disco di mestiere che piacerà ai fans della band e a coloro che cercano un ascolto facile che non richiede da parte dell’ascoltatore fatica alcuna.
Le conigliette di Playboy hanno indossato succinti completini in latex e sono illuminate da luci rosse e viola, mentre si agitano con lente movenze, il tutto contornato da frustini e colate di “sangue da scena” profumato alla fragola; se questa è una delle vostre fantasie ricorrenti, Back In Blood vi piacerà. Se invece associate al gothic-rock, un susseguirsi di visioni oniriche che riportino alla mente le allucinazioni di Robert Wiene e del suo “Il gabinetto del dottor Caligari”, passate oltre senza remore.