
Pensavo di aver ascoltato di tutto, pensavo che vi fosse un limite alla decenza sonora, pensavo che la scelta di incidere un album passasse attraverso una profonda conoscenza dei propri mezzi. Alla luce di questo “Ikarikitomidun, Lord of the Forest”, della band dal moniker più impronunciabile della storia, ovvero i Tjolgtjar, devo ricredermi.
Non so come la Suffering Jesus, seppur giovane come etichetta, abbia deciso di mettere sotto contratto, questo fenomeno indecente. Ma procediamo con ordine, la band in questione è in realtà una one-man band a capo della quale troviamo un certo Reverend J.R. Preston, personaggio, stando a ciò che leggo leggo, orbitante in parecchie realtà underground della scena dell’Illinois (“peggio per loro”, mi verrebbe da aggiungere). Ma passiamo ai fatti, i Tjolgtjar propongono una miscela di Black Metal e rock sound sotto il vessillo una sorta di originalità che in realtà si conclude nella assoluta mancanza di gusto, tecnica ed umiltà, da parte del suo protagonista.
Quattordici brani, registrati, con tutta probabilità, con un vecchio mangianastri dove si sentono riffs banali, vocals gracchianti e stonate ed un fastidioso suono di batteria “plastificata”, il tutto sotto la pretesa di una presunta vena evocativa, che più che rimandare a malevole e sinistre presenze, rimanda ad una continuità di ilarità e di pena.
Concludendo, qui non si parla di un brutto album, ma del concetto di musica che manca assolutamente, e che misto alla presunzione del suo autore, non fa altro che rabbia; soprattutto se si pensa alle migliaia di bands talentuose che sono la fuori e che attendono un contratto.