
Dopo una lunga serie di rimandi, perplessità se riuscisse a reggere il raffronto con il più che ottimo “Blood of the Nations”, ecco finalmente mister Udo rifare la sua comparsa. Album ancora una volta spostato nel tempo ed EP di quattro brani con l’aggiunta di due video. Escludendo i video, dei quattro brani solo due compariranno nel nuovo ”REV-Raptor” e quindi è abbastanza difficile dare da ora un giudizio certo sul disco. Ma l’articolazione sonora di questi due nuovi brani è interessante e pone anche più di un interrogativo. Bando alle ciance e passiamo subito all’analisi.
Primo brano in programma è “Leatherhead”, che da anche il titolo al lavoro. La prima cosa che salta subito all’orecchio dell’ascoltatore è una certa freddezza dei suoni, in particolare quelli di batteria, un po’ svuotati dalla corposità classica dell’Heavy Metal. Di per sé il brano si sviluppa seguendo binari classici per gli U.D.O.; mid tempo roccioso con alternanza di riffs puliti e carichi di tensione ed irruenza nel chorus, non vi è innovazione, per fortuna (vista la storia del singer sarebbe stato del tutto inopportuno osare). Il secondo brano in programma è l’anthem “Rock`N´Roll Soldiers”, anche in questo caso siamo al cospetto di un mid tempo canonico, bello l’appeal ironico che si incrocia con le vocals al vetriolo di Dirkschneider, meno il chorus dalle melodie fin troppo abusate.
Cosa altro aggiungere? L’accoppiata Gianola/Kaufmann alle chitarre, funziona che è un piacere così come le ritmiche, sempre compatte e trascinanti. Peccato, come già detto, per il lavoro alla produzione che toglie un po’ di forza al tutto, ma il tempo per correggere il tiro in vista del full c’è, e quindi si può ben sperare.
Veniamo ora alle restati tracce che in ordine sono: “Free Or Rebellion” e “Run!” edite nel DVD del 2004 “Thundervision”, e che quindi non aggiungono nulla alla storia recente del piccolo singer teutonico, anche se la seconda (una ballata con tanto di piano) resta un buon esempio della parte più riflessiva della band. A chiudere “Leatherhead” i due video che potrebbero rendere la proposta più interessante ma che, sinceramente, sanno molto di riempitivo.
Ed ora il punto focale, può questo assaggio dare un giudizio sull’album e se si, quanto può reggere il paragone con il recente lavoro degli Accept? Alla prima domanda, la risposta non può che essere negativa, ascoltare sei minuti di nuovo materiale può unicamente fornire qualche indicazione e null’altro. La seconda risposta, che naturalmente implica la prima, fa balenare un piccola realtà: i due brani, seppur buoni, non sono minimamente accostabili neanche ai peggiori “Blood od the Nations”, che si è rivelato un disco privo di punti deboli.
Vi ricordate quando tutti dicevano: “gli Accept senza Udo non sono gli Accept”? Bene alla luce di queste prime e piccole indicazioni, gli U.D.O. farebbero meglio a rimboccarsi le maniche, perché purtroppo il paragone con la band madre vi sarà sempre e comunque.