
Gli Unsun presentano il loro secondo disco, “Clinic for Dolls”, dopo il successo ottenuto con “The End of Life”, il primo album, pubblicato con la Century Media nel 2008. Sono nati come progetto di Mauricy Stefanowicz, ex membro dei Vader, Dies Irae e Christ Agony.
Scopriamo in “Clinic for Dolls” un lavoro di facile ascolto, molto romantico e direi cinematografico per la quantità di immagini che riesce ad evocare. Lontano da quell’idea del Gotico suggerita dai Tiamat, l’album è invece in linea con quella nuova idea di gotico che ne fa un genere sognante, dove gli incubi sono allo stesso tempo favole e nelle intricate foreste della vita, i lati oscuri dell’animo umano si trasformano in affascinanti vampiri, creature terribili, manichini o bambole. L’album si posiziona perfettamente in questo nuovo gotico, per questo all’ascolto richiama alla mente certe immagini alla Stephenie Meyer che lo renderebbero una buona colonna sonora per i film dello stesso genere. Dalla struggente ballad “The Last Tear” alla più forte “Why”, ci racconta un mondo in cui il vuoto non è oscurità ma una sorte di luce bianca, nella quale brilla la voce di Annelyse Stefanowicz, che nulla ha da invidiare alle colleghe più famose. Con la sua voce cristallina, che riesce ad addolcire anche i riffs più pesanti, ci accompagna dall’inizio alla fine, brano dopo brano alla scoperta di quel luccichio nel nostro animo, che non ci fa perdere la speranza nella vita. Ben suonato e ben studiato, Il lavoro della band polacca riesce subito ad entrare nella testa con i suoi ritornelli cantabili e le sue melodie a tratti sognanti e a tratti più forti e veloci, ma quasi mai cattive.
È un album giovane e moderno, al passo coi tempi. Potrà ben fungere da disco di transizione per tutti quelli che si avvicinano al metal per la prima volta e al contempo saziare la voglia di romanticismo di altri.