
Dopo un lungo periodo di oblio che durava dal 2003, spezzato unicamente dall’EP “The Spiral Down”, tornano a farsi sentire gli olandesi Victimizer, band fin troppo sottovalutata dagli addetti ai lavori ed in merito a ciò, ha sempre raccolto poco rispetto alle qualità compositive ed esecutive espresse.
Ma come ammetteva un vecchio aforisma filosofico, “ciò che non ci uccide ci rafforza”, ed è proprio tale nietzscheano pensiero che potrebbe sintetizzare un lavoro come “Tales Of Loss And New Found Serenity”, un lavoro animato da contrasti, non banale e pieno di punti di interesse. Per chi non conoscesse la band, vi basterà sapere che i Victimizer, con questo nuovo lavoro, danno alle stampe il secondo full e propongono un solido Death Metal dal buon piglio tecnico con riferimenti che chiamano in causa la scuola americana ed in particolare i vari Deicide e Immolation, a tali referenze monolitiche si associano sfumature melodiche di matrice svedese, anche se queste restano sempre velate da un piglio feroce e schiacciante.
Come detto in apertura di recensione, l’album vive di contrasti, in particolare per la differenza che intercorre tra le strutture dei brani (spesso al limite del Brutal) e la componente tematica, tesa a porre l’accento su una intimità tormentata ed inquieta. Gli otto brani che compongono il lavoro si mantegono, eccezion fatta per qualche episodio, sempre su standard qualitativi eccellenti, con menzione particolare per “For What Matters Now”, “Bodhi's Lyric” e “Left Unsung”, dove le strutture mai banali e dotate del giusto equilibrio tra l’immediatezza e la ricercatezza regalano sensazioni di violento abbandono e di stress esistenziale. Straordinario il lavoro alle chitarre, in particolare per quanto riguarda i solos, vere e proprie liberazioni catartiche di tecnica ed accresciuti sensi di armonia, così distanti dal minimalismo di scuola Slayer, che nel Death Metal ha fatto sin troppi proseliti.
L’album è prodotto in maniera superlativa, frutto anche del mixaggio affidato a Dan Swano, e questo lascia trasparire ancora di più l’intensità dei brani. Peccato solamente per qualche traccia nel finale, dove l’intensità tende lievemente a scemare, ma è davvero poco rispetto alla restante parte di un lavoro che mette in luce una band, pronta ad entrare nell’Olimpo del Death Metal.