
Oramai uscire dagli schemi standard della composizione musicale classica è quasi routine per un gran numero di band che cercano di andare oltre quelli che sono i “canoni”di genere e tendono a sfruttare altre vie per realizzare una proposta musicale che sia in linea: sia con i propri gusti e la propria attitudine, sia con questa nuova voglia di eludere le convezioni che un genere impone o richiede.
Nel caso del trio lodigiano Warmblood, mi trovo ad ascoltare una brutal/melodic death metal band che si presenta per la seconda volta sul mercato discografico (il disco in questione “Timor Mortis” è il loro secondo full-lenght) con una proposta musicale, non bizzarra, ma piuttosto inusuale per il tipo di mentalità che dimostrano di avere. Davide (chitarra), Elena (batteria) e Giacarlo(chitarra e voce) si prodigano in un mix di brutalità splatter made in USA e melodicità di stampo scandinavo che formalmente non ha "caute" ma che purtroppo nel suo complesso evidenzia numerose lacune sia stilistiche che compositive.
L' intero concept di questo “Timor Mortis” è dedicato un po' a tutto il periodo horror del maestro del gore Lucio Fulci; ed è forse per questa volontà atta ad omaggiare che i tre di Lodi uniscono alle loro radici swedish un involucro coriaceo fatto di pura violenza gratuita “stars and stripe”. Questa profonda riverenza a tinte splatter presenta però dei buchi a livello compositivo causati dalla mancanza di un bassista di peso nella formazione (la band ne è totalmente sprovvista), quest'assenza grava più sull' incisività della loro musica che sulla qualità, la band per tutti i 40 minuti dà convincenti dimostrazioni delle proprie capacità alla quali però manca sempre quel piglio vincente. In merito a quanto detto, il disco e le sonorità in esso contenute non riescono a fare il tanto agognato salto di qualità.
Purtroppo non mi sento di promuovere il disco a pieni voti; i Warmblood, alla luce di aver voluto sposare melodicità e nichilismo, dovrebbero curare con maggior attenzione tutti quei passaggi che vanno a concludersi o con degli assoli o con parti strumentali troppo lunghe che, concepite come lo sono adesso, risultano all'orecchio troppo artificiose e sembrano dimostrare una confusione generale che la band non credo abbia.