
Saper suonare , incidere un full – length con dodici tracce, e creare qualche bel riff, non e’ sempre sinonimo di grande espressività compositiva, ed I russi Wine From Tears , ne sono l’esempio lampante.
Questi cinque ragazzi, propongono il loro primo album con una monotonia ed una faciloneria degna di una grande inesperienza.
E’ già da” Since I Fell “ ( primo brano che segue l’ intro ) che ci si rende conto della banalità del contesto; a questo si potrebbe anche ovviare, visti i tempi che corrono, ma inammissibile è invece come si possa girare intorno agli stessi due accordi iniziali per la bellezza di sette minuti.
La recidività in "Through the Eyes of a Mad" e’ purtroppo una costante, e ciò che davvero dispiace e rende iniquo il lavoro , è la presenza di alcune belle idee ( un paio anche potenzialmente valide, nonostante leggermente discostate dal contesto ) che avrebbero trovato un senso, con un pizzico di maturità.
Molti i riferimenti a: Paradise Lost , Katatonia (degli albori), e My Dying Bride, ma a differenza di questi i Wine From Tears appalesano le proprie difficoltà nel cercar di reggere un equilibrio che proprio non gli si confà, e che per giunta, sfocia in lunghissime tracce, dando la sensazione di una prolissità dettata soltanto per rispetto della tradizione Doom e non per ispirazione.
Settantasette minuti di ostentazione verso un filone doom metal di stampo inglese e swedish, che culmina in un accozzaglia di idee sconclusionate.
Meglio aspettare il prossimo lavoro, forse andrà meglio.