
Scott Weinrich detto Wino (21 Settembre 1960) fa parte di una ristretta nicchia di musicisti capaci di vivere il proprio estro musicale e di mettere in musica (immortale la propria dichiarazione di essenza nel capolavoro “Born Too Late” dei Saint Vitus)il vissuto. Non a caso, considero Weinrich uno dei pochi personaggi dotati di credibilità in un universo (quello dell’Hard & Heavy)che lungo la sua evoluzione ha perso gran parte del suo originario essere senza compromessi.
Che si tratti dei già citati Saint Vitus, degli oscuri The Obsessed , dei più raffinati Spirit Caravan o dell’abbandono schematico legato alle definizione di genere e stile sonoro, del suo progetto solita semplicemente denominato Wino, quello che appare con forza da ogni produzione del musicista americano è una classe infinita. Una classe che si è sempre tenuta lontana dai clamori mediatici e che si è costruita solo in virtù di una creatività, che ancora oggi ha pochi pari.
“Live at Roadburn 2009”, è un lavoro registrato durante l’esibizione tenuta nell’omonimo festival ed è composto da undici brani che spaziano in lungo e in largo nel bagaglio compositivo del chitarrista cantante. Naturalmente, trattandosi di un live album, questo disco non ha intenti commerciali forti e non è diretto a quelli che vogliono iniziare a scoprire quanto questo autore ha regalato alla scena tutta. Ma è un regalo a quanti conoscono le sfaccettature sonore di Weinrich, dal Hard Rock acido di matrice 70’s al Doom classico. L’album è ben prodotto ed è caratterizzato da un sound reale che contempla code strumentali, assoli ed una attitudine diretta, intensa e vibrante; in questo “Live at Roadburn 2009”, è molto più affine a quei vecchi live album che erano dimostrazione e coronamento delle fredde performance in studio e non a questa nuova serie di lavori curati, superprodotti e studiati. Ed è proprio in tal senso che il lavoro valica le barriere del semplice prodotto e si candida ad essere un vero e proprio rito tantrico.
Ipnotico in ogni suo punto, capace di sorprendere per la ruvidezza essenziale di un sound tanto semplice quanto accorto a non scadere nella banalità “Live at Roadburn 2009” potrebbe essere uno degli ultimi testimoni di ciò che è una reale esibizione live messa su disco. E se vi state ancora chiedendo: perché di live album sul mercato ne compaiono molti di meno? Allora l’ascolto di questo disco è più che consigliato, perché vi è una netta separazione tra l’artificio e l’evento, il primo si compone di sola esteriorità, mentre il secondo è colmo di partecipazione ed è, fondamentalmente, irripetibile.