
Questo album dei calabresi Zora intitolato semplicemente “Gore”, è in realtà una autoproduzione del 2007 anche se l’etichetta Bloodred Horizon Records ha dato maggior rilievo al tutto curando la distribuzione dell’opera. I tre ragazzi di Vibo Valentia dimostrano lungo i quaranta minuti che compongono questo album, di aver assimilato bene la lezione del Brutal Death Metal a stelle e strisce, in particolare per ciò che concerne l’alternarsi di tempi repentini e break asfittici e di non escludere nella propria proposta sonora rimandi di matrice Grindcore dal piglio suburbano velato di criticismo politico/sociale.
Questo fa si che la proposta della band, più che guardare all’inflazionato universo Brutal, si accosti con decisione a quanto detto dal binomio brutale campano che fa capo ad Undertakers e Ciaff. L’album in questione è un vero e proprio monolite di intenti ed è in questo suo essere monolitico che cela il suo doppio modo d’essere, si perché se da un lato la tensione violenta che anima il disco non cede mai a bruschi cali, dall’altro evidenzia una certa staticità compositiva, ma questo è anche “merito” della chiusura stilistica o modo d’essere del genere trattato.
Nonostante ciò si lascia apprezzare il dinamismo che anima i riffs di tracce come “Humanimals” e di “Kill Who Kill You”, forse il brano migliore del lotto. Detto questo, bisogna tener conto, nella valutazione complessiva, che il materiale risale a tre anni orsono e che oggi la band avrà di certo sviluppato tutte le potenzialità, che “Gore”, in modo embrionale lascia intravedere. Il Brutal Southern Core sta tornando ed i figli marci della seconda metà della penisola, sono pronti a schiaffeggiarvi con rinnovata forza. Attendiamo il nuovo materiale ed intanto ci godiamo i dieci assalti frontali che “Gore” ci regala.