
È in occasione del trentaduesimo anniversario della pubblicazione, che viene ristampato da Black Widow Records, il secondo album di Antonius Rex. “Zora”, questo il titolo dell’album, è forse il lavoro più rappresentativo del polistrumentista italiano, ma non solo, “Zora” è un piccolo spaccato temporale, una piccola e ottima sintesi di ciò che era la costola oscura ed arcana del Rock progressivo italiano.
Un album che è un vero ritratto degli anni settanta, ad iniziare dalla cover (in questa occasione riproposta in versione originale), che raffigura e sintetizza il gusto fumettistico “made in italy” di quegli anni (Kriminal, Satanik ecc…), all’impegno ambientalista di un brano come “Morte al Potere”, ai rimandi alla produzione cinematografica horror/noir della penisola.
L’album si apre con “The Gnome”, brano che è vero e proprio scherzo sinfonico di natura macabra, dominato da corposi ed ossessivi muri di hammond e dalle movenze acustiche della chitarra. Si prosegue con “Necromancer” brano dai cori foschi e dalle fughe jazz, che mette in mostre tutte le qualità esecutive del terzetto Bartoccetti/Norton/ Goodman in una paranoica performance dalle tonalità multicolore. E si giunge così a “Spiritualist Seance”, dieci minuti di puro ed inquieto verbo esoterico, ove suoni d’organo conducono l’ascoltatore entro un baratro di sensazioni fosche e donano umori da fine incombente, la parte finale del brano, con tanto di declamazioni in latino è da brivido. Così come lo sono le due tracks conclusive “Zora” e “Morte al Potere”, la prima nel proprio languore e nei soffusi tocchi strumentali, e la seconda, cantata dalla Norton, rappresenta il vero climax del disco tutto e si impone non solo come il brano migliore del lotto, ma come un vero e proprio sunto dell’essenza del dark/prog italiano. Un genere dal mood magico che aveva la peculiarità di essere unico nei modi e che nonostante il feeling di rimando a temi occulti, non distoglieva lo sguardo da ciò che si muoveva nel mondo circostante.
Una citazione a parte merita “Monastery”, bonus track dai tratti maggiormente heavy, ottima nel suo combinare tentazioni “gobliniane” e riffs elettrici.
Concludendo, “Zora” è un tassello fondamentale per la discografia di ogni estimatore del rock progressivo e non solo. Un album che va riscoperto, anche solo per ripensare a quanto alcune sonorità semi-ignorate in patria, siano state formative per la scena mondiale. L’unica difficoltà dopo l’ascolto, diverrà il farne a meno.