
Contrariamente a quanto si pensa, è spesso il Caos e non il raziocinio a celare un maggior impeto volto verso la creatività. Perché il caos di per sé soggiace in una indeterminatezza esplicativa che ne amplifica il suo essere pura espressione. Musicalmente parlando il caos è ciò che domina i generi estremi, in particolare quelli dal piglio maggiormente minimalista, Grindcore su tutti.
Tale premessa è più che fondamentale nel discorrere intorno ad “On the Inexistence of God”, primo full, uscito ormai tre anni orsono, dei nostrani Blasphemer, una delle band che a mio modo di vedere, rappresenta alla perfezione l’anello di congiunzione tra la tradizione americana votata al Brutal Death Metal ed il piglio Grind. Quello della band è un linguaggio, che seppur nei canoni, si mantiene sempre su livelli elevatissimi, sia per intensità che per struttura. I nove brani presenti all’interno del disco (più outro) sono manifestazioni di accurata sofferenza a cui si aggiunge quel pizzico di nichilismo che rende il tutto insalubre.
Le strutture dei singoli brani sono sempre molto ricercate e si nutrono di una componente tecnica di rispetto assoluto; che si tratti di break down viziosi ed asfittici o di veloci brandelli caotici, la proposta sonora dei Blasphemer resta legata ad un cordone ombelicale personale ed avaro di sensi votati al tedio. Assolutamente da incorniciare un brano come “38-Gauge Absolution” così come “The Killing Dogma”, aperta dal tema sonoro de “Il Padrino”.
Concludendo, il mio consiglio e di far vostro questo album, perché è testimone di quanto la scena qui da noi, stia ormai giungendo a livelli di qualità sopraffina. Da avere.