
Si formarono nel lontano 1984 e due anni dopo diedero alle stampe il primo full “Nine Inches of God”, poi l’oblio totale, dovuto particolarmente al fatto che il loro Metal infarcito di ironia e di grottesca teatralità non attecchì, o forse perché pur essendo inglesi guardavano con insistenza alla scena americana (Alice Cooper su tutti) e questo poteva sembrare una stonatura. O forse più semplicemente perché un’etichetta “povera” come la Switch Records non poteva offrire il giusto supporto ai Deep Switch e rendere giustizia ad un sound originale e particolarissimo, ancora oggi.
I Deep Switch erano originari di Norwich e si caratterizzavano esteticamente per indossare divise accentri che a metà strada tra gli eccessi dei Twisted Sister e le geometrie circolari degli Stryper, a questo si aggiungeva il trucco da teatrante del singer e frontman Dave McDonough, che rendeva ancor più particolare il tutto. Per ciò che concerne l’aspetto musicale in senso stretto, quella della band inglese, era una miscela sonora che sapeva far propria la vena rock del primissimo Alice Cooper e la fondeva con suoni maggiormente metallici ed aspri. Gli otto brani che compongono il lavoro (in questa ristampa corredato da un secondo cd contenente materiale bonus) sono ottimi esempi di come la band tendesse prima di tutto la propria personalità e non a seguire gli standard compositivi allora in voga; eravamo nel 1986 e quindi in piena era Hair Metal. I Deep Switch invece portarono avanti un discorso legato ad un ideale che mirava a deridere e ad offendere docilmente il perbenismo inglese, in questo senso l’opener “Pigfeeder!” è assolutamente esemplare e rappresenta una progenie perversa dell’ideale che guidava un brano come “Billion Dollar Babies”.
Si prosegue con “Time Machine” brano di matrice maggiormente rock aperto da un riff alla Van Halen e con l’oscura e bellissima titletrack, dove regna una certa vena new wave nel chorus, tutte da ascoltare l’interpretazione del singer alle prese con distorte visioni di suore tentate dal maligno. Semplicemente spietata e sgraziata e “The Poison Lake”, brano colmo di urla isteriche e condito da ottimi assoli di chitarra, mentre “The Dark Angel” porta con se la vena nera dei Witchfinder General ed è tra gli episodi migliori del disco. Ma la cosa che più stupisce è ascoltare come la bad cercava sempre di uscire dalla linearità compositiva, cercando di includere nei brani, barlumi di originalità volte a sorprendere l’ascoltatore. È come in tutti gli albums degli 80’s non poteva mancare la ballad, questa è “Lovers of the Dream”, brano dolcissimo è di sicuro effetto, un po’ stonato rispetto al resto del lavoro, ma se considerata da sola, davvero ottima. Si ritorna a calcare l’ironia con “Poor Bastard!”, brano aperto da un coro ecclesiastico che poi sfocia in un mid tempo energico e nel classico coro riecheggiante il titolo. In chiusura, arrivano i sette minuti di “Spinning on the Wheel”, brano epico aperto da un arpeggio magico e che continua alternando accelerazioni e rallentamenti dove viene fuori tutta la teatralità della band.
Per ciò che concerne il secondo cd che compone questa ristampa, troviamo le versioni demo di cinque brani contenuti già nel disco originale, con in più alcune song ripescate da vecchi tape. Naturalmente per ciò che concerne questo secondo disco, la registrazione non è eccellente (si tratta sempre di demo) ma da comunque l’idea di una dimensione compositiva di tutto rispetto.
Concludendo, “Nine Inches of God” è un lavoro che va riscoperto, anche perchè oltre ai classici Maiden e Priest la scena inglese era capace anche di specchiarsi in alcuni piccoli talenti come Deep Switch, che non godettero dello sguardo benevolo del fato.