
Passato inosservato ai più, forse per il suo non facile approccio, questo primo album dei Murkrat, dall’omonimo titolo, si impone come un vero e proprio cult album. E questo non perché lo status della band era ed è forse, ancora destinato ai cultori del Doom Metal più fosco ed arcano, ma perché non capita spesso di imbattersi in un lavoro avente una intensità pari a questo.
Uscito nel 2008, “MurkRat” già dall’impatto visivo mostra una agghiacciante cover ottocentesca che raffigura un infanticidio, ed in tal modo introduce l’ascoltatore entro lidi di intenso Doom ove prendono forma incubi horror e riflessioni sul concetto di religione. Bastano da sole le prime note dell’opener “Believers” e la voce di Mandy VKS Cattleprod, a traposrtare l’ascoltatore entro stai ansiosi e profondamente soffocanti.
L’album è composto da otto tracce lente in cui si susseguono riffs lisergici, sostrati di tastiere inquietanti e le vocals maledette della brava cantante, istrionica fino straziare le proprie corde vocali con urla ed impeti isterici nella splendida “Alter-nativity”. Naturalmente bisogna dire che il lavoro non è diretto al pubblico medio ed a coloro che pensano al Doom Metal come genere affine unicamente ai vari Candlemass e Black Sabbath. I Murkrat, infatti, fanno propria la lezione votata alla ripetizione dei primi Cathedral e su quella dipanano il proprio verbo che tinge ombre Dark, in un mood che va oltre la decadenza e che trova ultimo slancio nella messa in evidenza di un tormento senza fine, che però mantiene sempre un’eleganza fuori dal comune. Così come accade per le strutture dei brani, sempre ricercate ed indotte ad uscire dal circolo vizioso della metrica classica.
Un lavoro assolutamente sopra le righe, che saprà sorprendervi ed inquietarvi fino ad assoggettarvi, grazie al suo essere ipnotico ed altero.