
Ci sono albums che segnano un intero genere per la qualità compositiva che esprimono, altri che per il pathos espresso restano indimenticabili e poi ci sono album come Scum capaci di far nascere dal nulla un intero movimento, questa ultima categoria di dischi si compone di pohissimi elementi che a dispetto (come accade per questo primo lavoro dei Napalm Death) della qualità o del pathos, hanno come punto di forza quello dell'innovazione, ma come accade in rarissimi casi, la vena innovativa di Scum si esprime in maniera del tutto particolare rispetto a ciò che il termine innovazione potrebbe lasciare intendere. Tale vena innovativa, infatti, non va ad esprimersi attraverso l'uso particolare di strumenti, accordi, scale, melodie o altro che potrebbe ricondurre i Napalm Death di Scum alla stregua di un "banalissimo" genio musicale (inteso come cloui che domina in toto il linguaggio musicale) ma si esprime attraverso l'uso di un linguaggio nichilista che tende a divenire auto-nichilista, le 28 tracce che compongono Scum, sono frutto di una accresciuta percezione dei limiti (oltre i quali nessuno sino ad allora si era spinto) da parte del combo inglese.
Scum è il disco dadaista definitivo, l'album oltre il quale non vi è nulla, un nulla sonoro che fa da punto di rottura, che è insieme nuovo inizio e assoluto distacco da tutto ciò che ne precede la venuta, e proprio come i dadaisti opponevano la non-arte all'arte formale, così i Napalm Death opposero la propria decostruzione musicale a tutto ciò che era formale e stantio, donando al mondo quell'ibrido insalubre partorito dalle estremizzazioni di metal ed hardcore.
Scum: Grindcore anno zero.